Un Tuffo Nella Storia Dei Videogiochi
Settembre 25th, 2006 by ugo
Nessuno dica a Nolan Bushnell che nella vita non c’è mai una seconda occasione!! O, nel suo caso, una terza, una quarta, ed anche una quinta… Ma chi è Nolan Bushnell? Per capire la figura di questo imprenditore e pioniere della Silicon Valley è necessario partire dalle sue stesse parole:
“…all’epoca lavoravo per un parco di divertimenti. Durante l’inverno cercavo di laurearmi in ingegneria, e d’estate lavoravo per un parco di divertimenti nello Utah. Questo mi permise di comprendere quale fosse il funzionamento del mercato arcade dal punto di vista finanziario. E per me fu molto semplice vedere che quello che facevo con i mainframe, rapportato alla struttura dei costi di un parco di divertimenti, avrebbe funzionato. In un certo senso, mi rendo conto di non aver inventato i videogame: li ho solo commercializzati. I primi veri videogiochi digitali vennero inventati dai programmatori dei PDP-1 al MIT (Massachussets Institute of Technology). Non appena fu possibile collegare uno schermo a un computer, una delle prime cose che gli ingegneri pensarono fu che ci si poteva giocare…”.
Bushnell progetta nel 1971, insieme a Larry Briant, quello che sarà il primo coin-up della storia: Computer Space (basato su Spacewar, il primo videogioco della storia, programmato da Steve Russel sul mainframe PDP-1 nel 1961). Ne verranno prodotte 1500 unità, ma a causa della complessità del gioco la gente si intimorisce e praticamente il primo videogame arcade della storia sarà un fallimento finanziario. Ma Blushnell non si dà per vinto e decide di fondare ciò che diverrà di lì a breve l’impero industriale dei videogiochi: l’Atari.La storia di Atari inizia negli Stati Uniti; l’anno è il 1972. Con un investimento iniziale di 250$, Nolan Bushnell fonda assieme a Ted Dabney una società che vorrebbe chiamare Syzygy (termine usato per indicare lo stato di allineamento di Sole, Terra e Luna), ma il marchio è già registrato e così viene scelta la parola “Atari” (che nel gioco cinese del GO! equivale all’espressione “scacco matto”). Il prodotto che costituisce la base della società è un video game che funziona sul televisore di casa e che si chiama “Pong” ed è scritto da Al Alcorn, uno dei primi dipendenti di Atari.
Nello stesso anno viene commercializzata anche la versione coin-up (apparve per la prima volta nel bar Andy Capp di Sunnyvale in California). Nel 1973 Pong diventa un successo senza precedenti (dove Computer Space aveva fallito per la scarsa intuitività del nuovo media), ma nello stesso anno Ted Dabney esce dalla compagnia vendendo a Bushnell il suo 50% di quota, e Bushnell fonda una seconda compagnia di sviluppo, Kee Games, diretta da Joe Keenan e apparentemente non legata in alcun modo ad Atari. Atari cresce rapidamente e nel 1975 il giro d’affari supera i 40 milioni di dollari. L’anno seguente, La Warner Communications Inc. comprerà la società per 28 milioni di dollari. Negli anni ottanta Bushnell vince un’altra scommessa lanciando la catena di parchi giochi-pizzerie “Chuck E. Cheese’s”.
E nel frattempo lancia l’industria dei sistemi di navigazione per le automobili con una società che poi diventerà Etak. Ma nella sua vita Bushnell ha avuto anche dei fallimenti. Il suo fiore all’occhiello nel mercato dei pc, il modello Atari 800, venne sopraffatto dai primi computer Apple creati dai due ex dipendenti di Atari: Steve Jobs e Steve Wozniak. Androbot , con cui negli anni ottanta cercò di rendere popolare i robot domestici, non venne mai messo in commercio. Ma Bushnell è convinto di aver lasciato dietro di sé più di un successo. Qualche anno fa l’imprenditore ha avviato uWink, una impresa di entertainment hi-tech e, in una recente intervista di David Becker, Bushnell ha passato in rassegna gli alti e i bassi della sua carriera, in occasione del suo ingresso nel Walk of Game, una sorta di sacrario della storia dei videogames. Consiglio a tutti gli amanti e i nostalgici del retrogaming e del retrocomputing la lettura di questa intervista
(p.s.: potete trovare qui la traduzione in italiano dell’intervista da cui ho attinto).


P



Non posso negare di aver avuto un tuffo al cuore: a legger la storia di videgiochi e giochini..un “Prince of Persia” salta alla mia 8già labile) memoria…sì, proprio lui, il magico giochino che stava su un floppy, che mostrava i balzi di un stilizzatissimo eroe… che ha rapito ore ore del mio tempo…
Neppure la Playstation2 ha saputo colmare il grande vuoto lasciato dal primo Prince
Ivana
Segnalo questa intervista molto interessante:
http://www.spiegel.de/international/0,1518,512798,00.html
Buona lettura