Il Personaggio Dell’anno Secondo Time
Dicembre 23rd, 2006 by ugo
«Il personaggio dell’anno sei tu. Si, tu. Sei tu che controlli l’era dell’informazione. Benvenuto nel tuo mondo».
La prestigiosa rivista statunitense Time ha fatto nel 2006 quello che non aveva mai fatto prima, dedicando la più attesa copertina dell’anno, tradizionalmente dedicata ai personaggi che hanno segnato la vita politica, economica, culturale nel mondo nell’ultimo anno, ai navigatori del web.
Insomma, guardati allo specchio e scoprirai chi è la persona dell’anno secondo Time; per rendere maggiormente l’idea, Richard Stengel (direttore della rivista) ha fatto rimpiazzare la copertina con la foto di un computer e, al posto del monitor, una superficie riflettente tipo specchio. Il risultato è che chiunque guardi la rivista vede la propria faccia sotto la dicitura “persona dell’anno”. Perché questa scelta? Secondo Time, nessuno ha avuto influenza nel 2006 quanto l’utente ordinario di Internet (il cosiddetto “internauta”). E questo perchè, attraverso il web, ha partecipato a costruire grandi opere collettive. «Proprio te che piazzando su Internet i tuoi video, le tue foto e le informazioni in tuo possesso, sei diventato protagonista dell’anno che sta per finire».
In un ottimo articolo, il giornalista Giuseppe Marino così scrive (fonte originaria):
[… È la consacrazione del cosiddetto Web 2.0, termine coniato nel 2004 per indicare la “seconda era” di Internet, quella dei servizi online che si basano sulla libera collaborazione tra gli utenti, sulla condivisione di risorse e conoscenze. Richard Stengel, direttore della rivista, aveva stilato una lista di candidati che comprendeva tra gli altri il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, il presidente cinese Hu Jintao e il leader nordcoreano Kim Jong Il. La copertina dell’anno di Time del resto non segnala certo il personaggio meritevole, ma quello che, nel bene e nel male, si è rivelato il più influente nei 12 mesi appena trascorsi. E la redazione del mensile ha ritenuto che «You», il fenomeno dell’internauta collaborativo sia stato più rivoluzionario e importante nelle nostre vite di un leader dalla bomba atomica facile o di un presidente con l’hobby del negazionismo e l’ossessione di Israele. Per Time, dunque, l’internauta di nuova generazione merita la copertina «per aver individuato e forgiato la nuova democrazia digitale, per aver lavorato gratis battendo i professionisti (dei media, ndr) al loro stesso gioco». Il riferimento è a siti come Youtube.com, dove chiunque può inserire un video girato da sé. In pochi mesi, il sito creato in un garage da due intraprendenti giovanotti americani, è arrivato a generare un traffico di 100 milioni di video guardati al giorno in tutto il mondo. Oppure Myspace, dove milioni di utenti hanno creato una propria pagina internet sui pubblicano video e foto e gestiscono la propria schiera di contatti. O ancora Wikipedia, o altri meno noti in Italia come Facebook, nato come una sorta di «club» online per studenti di un’università California, e arrivato in un anno a contare 7 milioni e mezzo di scritti negli atenei di tutto il Paese. Eclatante poi il caso di Wikipedia, che per molti è ormai la prima fonte di approvvigionamento di informazioni, eclissando il ruolo delle vecchie enciclopedie. Per arrivare poi al fenomeno dei blog in generale. Una ricerca della società di consulenza Gartner sostiene che nel 2007 i «diari online» toccheranno il loro massimo splendore, arrivando a 100 milioni. I contenuti di questi siti in genere sono liberamente riproducibili, purché non siano utilizzati a fini di lucro, secondo un nuovo concetto di diritto d’autore regolato da una licenza di utilizzo denominata «creative commons». Per alcuni siti di questa generazione poi, l’aspetto collaborativo non è limitato solo alla possibilità di inserire i contenuti, ma anche all’elaborazione del software che ne permette il funzionamento, aperto ad apporti di chiunque sia in grado di maneggiare i linguaggi di programmazione, secondo il cosiddetto sistema dell’«open source».
È tutto oro quel che naviga nella Rete 2.0? I critici sostengono innanzitutto che il modello non produce soldi e quindi è destinato ad affondare. Ma per ora alcuni dei promotori ci hanno guadagnato alla grande: i creatori di Youtube hanno venduto a Google per 1,65 miliardi di dollari e quelli di Myspace a Rupert Murdoch per 850 milioni. Resta il problema dell’attendibilità dell’informazione. Non mancano le lamentele per le voci di Wikipedia sbagliate, ideologicamente distorte o diffamatorie. Il sistema spontaneo saprà correggere se stesso? Non resta che aspettare la copertina del 2007.


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