Salvate La Tigre
Gennaio 28th, 2007 by ugo
Jack Lemmon ha conquistato l’oscar per questa interpretazione drammatica (”Salvate la Tigre”, miglior attore - 1973), considerata da molti la sua prova migliore.
Lemmon è Harry Stoner, un uomo tormentato dal passato e in contrasto con il presente. Crede che nulla abbia più senso nella sua vita se non sopravvivere: un istinto che lo spinge al di là dei suoi confini morali. Trucca i libri contabili, offre donne ai clienti… e arriverà addirittura, spinto da grossi debiti, a dare fuoco alla sua fabbrica di vestiti per ottenere soldi dall’assicurazione. Ma allo stesso tempo, rimpiange ardentemente i giorni in cui la vita non solo aveva valori ed eroi, ma tutto sembrava molto più semplice: una vita che valeva la pena d’essere vissuta. Eppure Harry ha paura di rompere con la futilità di un’esistenza di apparente successo.
Così ne parla “Il Morandini”:
Storia di Harry, presidente di una ditta di confezioni femminili, e della sua vita vuota, priva di ideali, tutta lavoro e dollari. Da un business all’altro, si trova sempre più invischiato nel fango dell’era di Watergate. Un Jack Lemmon da Oscar (e lo prese) in questa commedia sagace e “impegnata”. Ma non è il solo: intorno a lui c’è una galleria di tipi straordinari, ognuno dei quali meriterebbe un film tutto per sé. Sceneggiatura (di Steve Shagan) verbosa, ma di ferro.
Vi propongo un frammento, a mio avviso molto bello, che emoziona per l’intensa espressività dei due protagonisti, in particolar modo nell’ultima parte del dialogo:
Ho sempre amato Jack Lemmon, sia come attore sia come pianista jazz. Quando vidi per la prima volta “Salvate la tigre” in televisione, ricordo che mi colpì molto questa scena, e sperai di poterla rivedere, un giorno. Quel giorno è arrivato, e questo post è un omaggio ad un grande attore che ha saputo ben interpretare il lato drammatico della sua America, e non soltanto quello comico.










La bellezza non ha tempo.
E’ veramente bella
grazie ugo
titti